Tognoli, Carlo
politico | Milano 16/6/1938 - Milano 5/3/2021

Metadati
- Tipologia
- Persona
- Date di esistenza
- Luogo di nascita:
- Milano
- Data di nascita:
- 16/6/1938
- Luogo di morte:
- Milano
- Data di morte:
- 5/3/2021
- Attività/mestiere/professione
- Qualifica:
- politico
- Biografia / Storia
- Carlo Tognoli nacque a Milano il 16 giugno 1938, da Mario e Augusta Valina.
Iscritto alla Sezione Monforte del PSI nel 1957, all’indomani dell’invasione sovietica dell’Ungheria, aderì con entusiasmo al nuovo corso autonomista di Pietro Nenni: una scelta maturata sui banchi dell’Istituto tecnico chimico industriale “Molinari”, cui aveva contribuito il confronto con i compagni di classe Giovanni Baccalini e Giorgio Gangi (cui l’avrebbe legato per anni un rapporto di profonda amicizia, oltre che di collaborazione), «sulla base – avrebbe ricordato lo stesso Tognoli – di un generico orientamento socialista». Sui tre studenti aveva pesato, inoltre, l’influenza dell’allora segretario provinciale Guido Mazzali, figura chiave dell’autonomismo socialista milanese.
Conseguito il diploma di perito chimico nel 1957, si impiegò presso uno stabilimento farmaceutico milanese, conciliando per alcuni anni il lavoro in azienda e gli studi di economia all’Università Bocconi. Tra i suoi docenti ci furono gli economisti Tancredi Bianchi, Giovanni Demaria, Ferdinando Di Fenizio e Libero Lenti, il giurista Mario Rotondi, il matematico Francesco Brambilla e il medievista Armando Sapori, allora rettore dell’ateneo milanese. Lasciò anticipatamente l’università nel 1963, dopo aver sostenuto diciannove esami, per dedicarsi a tempo pieno all’impegno politico.
Attivo nella Federazione giovanile socialista dal 1958 al 1962, fece la sua prima esperienza di amministratore a Cormano, cittadina dell’hinterland settentrionale dove fu consigliere comunale dal 1960 al 1970. Vicino al nuovo segretario provinciale Bettino Craxi, designato nel 1963, nel 1964 divenne responsabile della Sezione stampa e propaganda della Federazione milanese del PSI. Tra il 1969 e il 1970 fu segretario cittadino del PSI a Milano e vicepresidente della locale Società aeroportuale (SEA).
Eletto in Consiglio comunale a Milano nel 1970, fu assessore con delega all’assistenza nella giunta di centro-sinistra guidata dal sindaco socialista Aldo Aniasi, quindi nel 1974 assunse la delega al demanio e al patrimonio. Rieletto alle amministrative del 1975, fu assessore ai lavori pubblici nella nuova giunta di sinistra: una maggioranza inedita, fondata sulla convergenza programmatica tra socialisti, comunisti e demoproletari, cui contribuirono anche i voti espressi da tre consiglieri fuoriusciti dal PSDI, capeggiati da Paolo Pillitteri, e dai democristiani Francesco Ogliari e Pier Giorgio Sirtori.
Aniasi, che era stato riconfermato nel 1975, si dimise anticipatamente l’anno successivo per candidarsi alle elezioni politiche (sarà deputato alla Camera per cinque legislature consecutive, dal 1976 al 1994), favorendo l’avvicendamento con Tognoli che fu eletto sindaco a soli 37 anni: il più giovane nella storia di Milano, un primato che detiene ancora oggi. Tognoli confermò il programma della giunta uscente e l'ossatura della squadra di governo. L’alleanza con il PCI durò fino al 1985, quando – anche a causa dei mutati equilibri politici nazionali – fu varata una nuova giunta pentapartito in cui confluirono democristiani, liberali, repubblicani, socialdemocratici e socialisti, con i comunisti all’opposizione.
Durante la sua permanenza a Palazzo Marino – Tognoli fu sindaco di Milano ininterrottamente dal 1976 al 1986 – furono inaugurati i cantieri della Linea 3 della metropolitana e quelli del Passante ferroviario, cui si aggiunse l'avvio dei lavori per il prolungamento delle linee 1 e 2 della metropolitana; fu intrapreso il recupero delle aree dismesse e la conversione delle vecchie infrastrutture industriali presenti sul territorio; si provvide alla municipalizzazione del gas e si organizzarono i primi esperimenti di pedonalizzazione del centro; fu rivitalizzata l’offerta culturale, soprattutto nel campo del teatro, del design e delle mostre, in una città che provava a uscire dagli anni bui del terrorismo e dell'eversione.
Nel 1981 assunse la direzione del mensile «Critica sociale», incarico che avrebbe mantenuto fino al 1992.
Eletto al Parlamento europeo nel 1984, fu membro della Commissione per la protezione dell’ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori, della Delegazione per le relazioni con i paesi dell’America del Sud e della Commissione per gli affari istituzionali, partecipando alle attività della Commissione per i trasporti in qualità di membro sostituto. Fu inoltre vicepresidente del Gruppo socialista europeo dall’aprile al luglio 1987, prima di dimettersi in seguito all'avvenuta elezione alla Camera dei deputati.
All'attività parlamentare si sommarono incarichi di rilievo nei quattro governi che caratterizzarono la X Legislatura. Ministro per i problemi delle aree urbane nei governi Goria e De Mita (1987-1989), fu poi ministro del turismo e dello spettacolo negli ultimi due esecutivi presieduti da Giulio Andreotti (1990-1992).
Il 1º maggio 1992, a pochi mesi dall’arresto del presidente del Pio Albergo Trivulzio Mario Chiesa che segnava l’inizio della stagione di Tangentopoli, i due ex sindaci di Milano Tognoli e Pillitteri furono raggiunti da avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti delle forniture dell’Azienda energetica municipale (AEM) condotta dal sostituto procuratore Gherardo Colombo. Nonostante l’assoluzione da uno dei quattro capi d’accusa che gli erano stati imputati, Tognoli fu condannato a tre anni e tre mesi di reclusione per ricettazione e violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti, pena che gli fu condonata (avrebbe successivamente ottenuto la riabilitazione completa). Altri tre procedimenti giudiziari simili, istruiti a suo carico in quegli anni, si sarebbero invece conclusi con la piena assoluzione.
Allontanatosi dalla scena politica, nel 1995 ottenne da Enrico Cuccia un incarico presso la Società per l’elaborazione, trasmissione dati, engineering e consulenza informatica (SETECI) del gruppo Mediobanca.
Dopo lo scioglimento del PSI continuò a seguire con interesse le vicende politiche milanesi e nazionali, mantenendo un atteggiamento sostanzialmente neutrale e auspicando la ricostruzione di una compagine socialista che si ispirasse al riformismo di Turati e Craxi. Lo stesso coinvolgimento nei dibattiti e nelle elaborazioni dei Socialisti democratici italiani (SDI), come delle altre formazioni politiche figlie della diaspora socialista, non si tradusse mai in una candidatura pubblica.
Critico del bipolarismo «bloccato», mantenne comunque rapporti cordiali, di collaborazione e rispetto reciproco, con esponenti di entrambi gli schieramenti, soprattutto a Milano. Nei primi mesi del 2001 – in vista delle elezioni amministrative del 13 maggio successivo, poi vinte dal candidato del centrodestra Gabriele Albertini – il suo nome circolò quale possibile candidato sindaco dell’Ulivo (candidatura poi ricaduta sull’ex segretario della CISL lombarda Sandro Antoniazzi).
Il suo contributo alla vita politica della città restò immutato, sebbene profuso in forme diverse rispetto al passato. Tra il 2000 e il 2001 istituì l’associazione Amare Milano e la Lombardia, promotrice di dibattiti e iniziative culturali su Milano, sulla sua storia e sulle sfide future del capoluogo lombardo in ambito urbanistico, istituzionale, sanitario. Fu presidente del Museo della scienza e della tecnologia "Leonardo da Vinci" di Milano (2003-2005), della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano (2005-2009) e dell’Istituto per la scienza dell’amministrazione pubblica (ISAP) (2009-2011). Negli ultimi anni di vita si dedicò quasi esclusivamente all’organizzazione di mostre, eventi culturali e progetti editoriali. Animatore della casa editrice L’Ornitorinco, fu membro dei consigli d’amministrazione della Fondazione Anna Kuliscioff e della Fondazione ISEC, figura di riferimento per la Società Umanitaria e per la Fondazione Bettino Craxi, nonché stretto collaboratore del Centro studi Grande Milano, cui donò il marchio «Amare Milano» da lui coniato.
È morto a Milano il 5 marzo 2021, in seguito a complicanze legate al COVID-19, lasciando la moglie Dorina Bagassi, sposata il 14 maggio 1968, e due figli, Filippo e Anna.