{"@context":"http://iiif.io/api/presentation/2/context.json","@id":"https://frlazio900.tocc.promemoriagroup.com/iiif/manifest/169572","@type":"sc:Manifest","label":"Carlo Alfonso Nallino","rendering":{"@id":"https://frlazio900.tocc.promemoriagroup.com/oggetti/169572-carlo-alfonso-nallino","format":"text/html","label":"Full record view"},"metadata":[{"label":"Tipologia","value":"Fondo"},{"label":"Storia istituzionale/Biografia","value":"Nato a Torino nel 1872, ha vissuto a Udine fino al momento di iscriversi, nel 1889, alla Facolt&agrave; di lettere dell&rsquo;Universit&agrave; di Torino. Dopo gli anni universitari torinesi ha iniziato a viaggiare. Prima per studio, poi per lavoro, sicuramente per passione: in Germania, in Spagna, in Egitto, in Libia, in diversi paesi di lingua araba. In Italia, il lavoro di professore universitario lo ha portato a Napoli, Palermo e Roma, citt&agrave; dove si &egrave; infine stabilito nel 1914 e dove &egrave; morto nel 1938. Carlo Alfonso Nallino ha studiato molto, lungo tutto il corso della vita. Ha studiato con accanimento e dedizione, riempiendo fogli e fogli di appunti nitidissimi, in cui copiava lunghi brani di autori diversi, in lingue disparate, riportando sempre con accurata mania la relativa indicazione bibliografica. La lingua araba, elemento cruciale del suo percorso professionale, si affaccia nella sua vita di ginnasiale come una tra le molte curiosit&agrave;. Ne segner&agrave; tutte le tappe, fino alla nomina a membro dell&rsquo;Accademia reale di Lingua araba del Cairo nel 1933.<br />\r\nInsieme alla lingua, degli arabi studia le istituzioni e la cultura. &ldquo;Degli arabi voglio sapere tutto&rdquo;: la frase che gli viene attribuita, riportata dalla figlia Maria, risponde senz&rsquo;altro alla personalit&agrave; di Nallino come emerge dal suo archivio. Degli arabi voglio dire tutto quello che ho imparato e vado imparando: non risulta che l&rsquo;abbia detto, ma sicuramente alla comunicazione del suo sapere ha dedicato un&rsquo;altra buona parte della vita. Lezioni di arabo a Napoli, Palermo, Roma. Lezioni di letteratura araba a Palermo e al Cairo, di storia dell&rsquo;astronomia presso gli arabi al Cairo, di storia e istituzioni musulmane a Roma, di nozioni sull&rsquo;Islam a Napoli e a Roma, lezioni sull&rsquo;Arabia preislamica a Rodi. Che le lezioni all&rsquo;Universit&agrave; del Cairo fossero tenute in lingua araba aiuta a definirlo ulteriormente: ne fa emergere il perfezionismo e insieme il patriottismo.<br />\r\nDa tutta la sua relazione con l&rsquo;Egitto emerge peraltro questo spirito patriottico, il suo impegno per l&rsquo;Italia e il desiderio di vederla primeggiare. Elemento che si ritrova anche in altre sfere del suo impegno professionale e si concretizza nella fondazione dell&rsquo;Istituto per l&rsquo;Oriente e del periodico &laquo;Oriente Moderno&raquo;. Una dedizione che prescinde dal contesto politico e abbraccia l&rsquo;Italia liberale dell&rsquo;impresa libica come l&rsquo;Italia fascista. Nallino &egrave; tra i professori universitari che nel 1931 giurarono fedelt&agrave; al regime fascista e diverr&agrave; nel 1932 accademico d&rsquo;Italia dopo essere stato accademico dei Lincei. Nel 1932 sar&agrave; nominato grande ufficiale dell&rsquo;Ordine coloniale della stella d&rsquo;Italia. Dopo la conquista della Libia, presta il suo sapere per l&rsquo;organizzazione dell&rsquo;Ufficio traduzioni del comando militare di Tripoli e il riordino dell&rsquo;archivio politico ottomano, per la razionalizzazione della toponomastica, per lo studio delle questioni islamiche di interesse coloniale. Il Ministero delle colonie, istituito proprio in seguito a questa conquista per la gestione dei territori sotto la sovranit&agrave; o protettorato dell&rsquo;Italia, continuer&agrave; a interpellarlo per le questioni pi&ugrave; disparate durante tutto il corso della vita. Nel 1918 fa parte della Commissione per lo studio dei provvedimenti per il passaggio dallo stato di guerra a quello di pace, in particolare della sezione incaricata di trattare le questioni coloniali. Altri incarichi importanti gli provengono dal Ministero dell&rsquo;istruzione. Dal 1923 al 1928 &egrave; membro del Consiglio superiore della pubblica istruzione. Nello stesso periodo partecipa ai lavori della Commissione per la dispensa dal servizio e il collocamento a riposo di capi di istituto o insegnanti per incapacit&agrave;, per scarso rendimento o per motivi di salute.<br />\r\nIl suo nome compare in moltissime delle voci dell&rsquo;Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti afferenti al mondo arabo: ne dirige infatti la sezione Letterature e civilt&agrave; orientali, curando i rapporti con i collaboratori e scrivendo o revisionando le relative voci. L&rsquo;attitudine alla condivisione del suo sapere si accompagna a uno spirito critico che non arretra davanti al potere. Esempio eclatante la disputa del 1930 con l&rsquo;allora governatore della Cirenaica Rodolfo Graziani, ampiamente trattata da Federico Cresti, che peraltro ne rileva, documenti alla mano, la lontananza dal contesto della polemica politica: lo scopo &egrave; anche qui la divulgazione scientifica. Come scrive lo stesso Nallino nel suo esposto al Ministero delle colonie in cui riassume con la consueta accuratezza la vicenda, tutto sarebbe nato da un suo intervento su &laquo;Oriente Moderno&raquo; in cui &nbsp;si era visto costretto a rilevare &ldquo;gravi errori tecnici di materia islamica&rdquo; contenuti in un discorso di Graziani. La meticolosit&agrave;, l&rsquo;attenzione al dettaglio, l&rsquo;attitudine allo studio di discipline diverse devono averlo sostenuto negli incarichi pi&ugrave; prettamente amministrativi, nei quali riesce a districarsi anche nell&rsquo;esame di documenti contabili, nella redazione di regolamenti, nella gestione dei rapporti con il personale: a questo ambito appartiene il lavoro svolto per l&rsquo;Istituto orientale di Napoli, ancora su incarico del Ministero delle colonie, e in parte la direzione della Scuola orientale presso l&rsquo;Universit&agrave; di Roma.<br />\r\nDella vita e degli affetti familiari, del rapporto con la moglie Maddalena, sposata nel 1906 e morta prematuramente nel 1913, la figlia Maria, la sorella Anna Maria, si conservano tracce scarse, che lasciano trapelare una vita familiare subordinata agli impegni di lavoro e di studio di un uomo scarsamente incline a slanci emotivi: unica preziosa eccezione la raccolta delle lettere inviate ai genitori dal Cairo, durante il suo primo viaggio in Egitto."},{"label":"Struttura","value":"L&#39;intervento di ordinamento mette in evidenza interessi di ricerca, attivit&agrave; e ambiti di impegno di Nallino, raggruppando i fascicoli creati nel corso del lavoro (pochissimi, infatti, i fascicoli &quot;originali&quot;) in 12 serie che percorrono e descrivono la sua vita professionale. &nbsp;<br />\r\n1. Studi<br />\r\n2. Attivit&agrave; didattica<br />\r\n3. Attivit&agrave; di ricerca, scritti, pubblicazioni<br />\r\n4. Attivit&agrave; svolte in Italia per i ministeri dell&rsquo;istruzione e delle colonie<br />\r\n5. Consulenze rese al governo/a ministeri italiani relative ad altri paesi<br />\r\n6. Direzione della Scuola orientale presso l&rsquo;Universit&agrave; di Roma<br />\r\n7. Istituto per l&rsquo;Oriente e &laquo;Oriente Moderno&raquo;<br />\r\n8. Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti<br />\r\n9. Altre attivit&agrave; e relazioni<br />\r\n10. Ricordi di viaggio<br />\r\n11. Epistolario<br />\r\n12. Carte personali e familiari"},{"label":"Criteri di descrizione","value":"La descrizione è analitica: dei fascicoli sono indicati oltre al titolo, quasi sempre attribuito, estremi cronologici e consistenza, e si dà conto del contenuto e della eventuale presenza di documenti in lingue diverse dall’italiano. Dei documenti dell’epistolario, descritti come si è detto singolarmente, sono stati rilevati la tipologia (lettera, biglietto, cartolina postale, cartolina illustrata), l’autore, la data cronica e topica, la lingua, e fornite indicazioni di massima sul contenuto. Per facilità di visualizzazione e conservazione le lettere sono raccolte in fascicoli per corrispondente."},{"label":"Criteri di ordinamento","value":"L&#39;archivio di Carlo Alfonso Nallino &egrave; labirintico. Lo era sicuramente prima dell&#39;intervento di ordinamento di cui esponiamo i risultati. Forse in parte, direi giustamente, lo &egrave; anche ora. La sua complessit&agrave; rispecchia la persona: i mille interessi, le molte attivit&agrave;, i numerosissimi legami con il mondo accademico e istituzionale, in Italia e all&#39;estero, che si ritrovano in tutto il complesso documentario e sono la colonna portante di in un epistolario molto ricco.&nbsp;<br />\r\nLa situazione dell&rsquo;archivio nel momento di questo intervento era di un ordine solo apparente: le carte erano nei fatti in uno stato di disordine che lasciava intravedere numerosi fili conduttori, tra loro slegati. Difficile attribuire al soggetto produttore la responsabilit&agrave; piena di questa tortuosit&agrave;; piuttosto, come in molti casi di archivi di persona, l&#39;uso che ne &egrave; stato fatto (in questo caso soprattutto, o forse esclusivamente, dalla figlia Maria Nallino, la prima studiosa dell&#39;opera del padre) ha sicuramente avuto un peso non indifferente.&nbsp;<br />\r\nIl nostro intervento di ordinamento segue un primo lavoro svolto da Anna Baldinetti pi&ugrave; di venti anni fa, concluso con la pubblicazione di un inventario in cui i documenti di Carlo e di Maria Nallino erano considerati un unico nucleo: A. Baldinetti (a cura di) <em>Carte private di Carlo Alfonso e Maria Nallino. Inventari</em>, Roma, 1995. La decisione dell&#39;IPOCAN di riprendere le fila del discorso archivistico &egrave; legata all&#39;individuazione di documenti che erano rimasti esclusi da quel primo lavoro; soprattutto documenti di Maria Nallino, scarsamente presenti nell&rsquo;inventario Baldinetti, ma anche un nucleo consistente di documenti di Carlo Alfonso. Il lavoro svolto ha interessato i due nuclei documentari, ricondotti ciascuno al proprio soggetto produttore e inventariati separatamente. Nei due inventari si &egrave; tenuta memoria del lavoro del 1995, ampiamente utilizzato dagli studiosi negli anni intercorsi, riportando per ciascuna unit&agrave; descritta eventuali segnature riprese dal precedente inventario. L&rsquo;aumentata consistenza e un approccio diverso al lavoro di ordinamento hanno significato uno stravolgimento dell&rsquo;impostazione seguita da Anna Baldinetti, che nella sua introduzione spiega di aver rispettato l&rsquo;&rdquo;ordine originario&rdquo; in senso letterale, senza minimamente mettere in discussione l&#39;assetto in cui i documenti le sono stati consegnati. Un&rsquo;analisi approfondita dell&rsquo;archivio ha infatti fatto emergere la necessit&agrave; di costituire <em>ex novo</em> molte delle unit&agrave; da descrivere, che in questo come in molti archivi di persona non erano presenti sotto forma di fascicoli o gruppi di documenti, se non in rari casi. La presenza di documenti conservati in buste o involti con l&rsquo;indicazione del contenuto ha fornito indicazioni preziose, ed &egrave; servita da guida per alcune delle decisioni prese in fase di ordinamento; ma si tratta di poche istanze, a fronte di una gran massa di documenti per i quali le indicazioni fornite da Nallino, pur se accurate, sono tese a precisare e distinguere pi&ugrave; che a mettere insieme. Una decisione importante, e decisamente impegnativa, presa da Baldinetti &egrave; stata peraltro rispettata: le lettere (le moltissime ricevute e alcune minute delle risposte di Nallino) sono state descritte singolarmente; si &egrave; trattato di un lavoro certosino che ha interessato 1632 documenti, in arabo, francese, inglese, spagnolo, tedesco oltre che in italiano, molti dei quali nascosti tra altri documenti, per lo pi&ugrave; appunti. Le 334 descrizioni presenti nell&rsquo;inventario Baldinetti sono state riportate e ove necessario integrate; a queste si aggiungono 1298 fra lettere e altri documenti descritti nel corso di questo lavoro. Questa schedatura ha comportato un paziente lavoro di ricerca per individuare i corrispondenti, la cui grafia e firma non sono sempre di facile lettura e interpretazione. Ringraziamo per il generoso aiuto Claudio Salone, che ha letto per noi le lettere in tedesco, e il professor Giovanni Canova e Arturo Monaco che ci sono venuti in soccorso&nbsp;per le lettere e i documenti in arabo."}],"sequences":[{"@id":"https://frlazio900.tocc.promemoriagroup.com/iiif/manifest/169572/sequence/normal","@type":"sc:Sequence","label":"Current Page Order","viewingHint":"individuals","canvases":[]}]}