{"@context":"http://iiif.io/api/presentation/2/context.json","@id":"https://frlazio900.tocc.promemoriagroup.com/iiif/manifest/247153","@type":"sc:Manifest","label":"Melchionda Roberto","rendering":{"@id":"https://frlazio900.tocc.promemoriagroup.com/oggetti/247153-melchionda-roberto","format":"text/html","label":"Full record view"},"metadata":[{"label":"Tipologia","value":"Fondo"},{"label":"Storia istituzionale/Biografia","value":"<p style=\"margin-bottom:.0001pt; text-align:justify; margin:0cm 0cm 8pt\"><span style=\"font-size:11pt\"><span style=\"line-height:normal\"><span calibri=\"\" style=\"font-family:\"><span style=\"font-size:10.0pt\"><span arial=\"\" style=\"font-family:\">Roberto Melchionda, nato a Brescia il 10 settembre 1927, fu studioso di Julius Evola. Pur svolgendo la professione di dirigente d&#39;azienda, con il rivestire il ruolo di responsabile dell&rsquo;Ufficio studi dell&rsquo;Associazione degli industriali della provincia di Firenze, e la correlativa direzione della rivista dell&#39;Associazione, &ldquo;Industria toscana&rdquo;, ebbe a cuore il coltivare la filosofia, pubblicando monografie, saggi e articoli in vari periodici. Negli anni giovanili fu militante del Movimento sociale italiano, uno dei &ldquo;figli del sole&rdquo; con suoi coetanei quasi tutti destinati poi a divenire personalit&agrave; impegnate nel mondo culturale di Destra.<br />\r\nLa sua militanza politica cominci&ograve; con l&rsquo;arruolamento, nel 1943, a 16 anni, durante la Repubblica sociale italiana, prima nei Bersaglieri, poi nella Guardia nazionale repubblicana, infine nelle Brigate nere, precisamente nella Brigata nera mobile alpina intitolata al caduto Enrico Quagliata (testimonianza di R. Gordini alla curatrice). Tale militanza rischi&ograve; di avere conseguenze gravi sulla famiglia: &ldquo;A Brescia, un gruppo di ragazzotti malintenzionati cerc&ograve; di portare via mia sorella dodicenne. Ma un ufficiale dell&rsquo;esercito del Regno del Sud, che abitava nel nostro stesso condominio, riusc&igrave; a sottrarla all&rsquo;aggressione&rdquo; (testimonianza in A. Carioti, <i>Gli orfani di Sal&ograve;</i>, Mursia, Milano 2008, p. 35).<br />\r\nTerminata la guerra, dopo un&rsquo;esperienza di alcuni mesi nel 1946 nella formazione denominata Fronte dell&rsquo;italiano, di cui aveva contribuito a fondare la sezione bresciana con Marcello Mainardi, Nino D&rsquo;Amato e Antonio Castellini (<i>28 maggio 1974. Strage fascista a Brescia. Dossier di dieci anni di violenza fascista</i>, Supplemento al n. 34 di &ldquo;Movimento studentesco&rdquo;, p. 76, </span></span></span></span></span><span style=\"font-size:10.0pt\"><span style=\"line-height:107%\"><span arial=\"\" style=\"font-family:\"><a href=\"https://www.28maggio74.brescia.it/ms-28maggio74/doc00764120130827134041-ocr-ok.pdf\" style=\"color:#0563c1; text-decoration:underline\">https://www.28maggio74.brescia.it/ms-28maggio74/doc00764120130827134041-ocr-ok.pdf</a></span></span></span><span style=\"font-size:11pt\"><span style=\"line-height:normal\"><span calibri=\"\" style=\"font-family:\"><span style=\"font-size:10.0pt\"><span arial=\"\" style=\"font-family:\">), il 4 marzo 1947 diede vita con questi e altri personaggi alla Federazione provinciale di Brescia del neonato Movimento sociale italiano (<i>Movimento sociale italiano, M.S.I.</i>, in A. Fappani, <i>Enciclopedia bresciana</i>, <a href=\"http://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=MOVIMENTO_Sociale_Italiano,_M.S.I\" style=\"color:#0563c1; text-decoration:underline\">http://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=MOVIMENTO_Sociale_Italiano,_M.S.I</a>.), &ldquo;schierandosi tra i primi con i giovani della estrema destra&rdquo; (dalla breve biografia comparsa in &ldquo;Tabula rasa&rdquo;, I (1956), 1, p.&nbsp; 78). Con Giano Accame, Piero Buscaroli, Fabio De Felice, Enzo Erra, Fausto Gianfranceschi, Franco Petronio, Cesare Pozzo, Pino Rauti, Primo Siena, Piero Vassallo, nell&rsquo;ambito del Partito diede vita alla corrente cosiddetta &ldquo;giovanile&rdquo;, poi ribattezzata dei &ldquo;figli del sole&rdquo;, espressione pi&ugrave; o meno beffarda ispirata al riferimento ideale degli appartenenti alla corrente, il pensiero di Julius Evola, bench&eacute; le suggestioni che animavano i giovani derivassero anche da altre vie religioso-filosofico-politiche (cattolicesimo, gentilianesimo), in un&rsquo;originale visione metapolitica di natura spiritualistica.<br />\r\nNel 1951, con l&rsquo;accusa di essere responsabile dell&rsquo;attentato alla sede dell&rsquo;Anpi di Brescia il 25 aprile di quell&rsquo;anno, fu arrestato insieme con altri collaboratori del periodico &ldquo;Imperium&rdquo;, accusati tutti di attentati in varie citt&agrave;, avvenuti tra il 1950 e il 1951 e rivendicati dall&rsquo;organizzazione denominata Legione nera, ma attribuiti dagli investigatori ai Fasci di azione rivoluzionaria (Far). Il processo che ne segu&igrave;, iniziato il 10 ottobre, di cui Melchionda, nel frattempo scarcerato, ebbe gli echi dal proprio avvocato, vide alla sbarra, tra gli altri, Cesco Giulio Baghino, Franco Dragoni, Enzo Erra, Fausto Gianfranceschi, Luciano Lucci Chiarissi, Cesare Pozzo, Pino Rauti, Egidio Sterpa. Esso fu noto come &ldquo;processo alla giovent&ugrave;&rdquo;, con riferimento all&rsquo;et&agrave; dei personaggi coinvolti, o &ldquo;processo dei 36&rdquo;, dal numero degli imputati, tra i quali &ndash; unico adulto, considerato il &ldquo;cattivo maestro&rdquo; &ndash; vi fu il nome eccellente di Julius Evola, e tra le imputazioni comparve quella di apologia di fascismo. La difesa di Melchionda fu assunta da Piero Pisenti, gi&agrave; ministro di grazia e giustizia durante la Repubblica sociale italiana. Il 21 novembre 1951 Pisenti comunicava al suo assistito l&rsquo;assoluzione &ldquo;per non aver commesso il fatto&rdquo;: Melchionda infatti document&ograve; che nel giorno e nell&rsquo;ora dell&rsquo;attentato si trovava alla messa domenicale nella chiesa di San Francesco d&rsquo;Assisi della sua citt&agrave; (serie 1., ss. 1., b. 1, fasc. 1, sfasc. 2, inserto 1). Molti giovani furono assolti, cos&igrave; come Evola, le condanne furono lievi (N. Rao, <i>La fiamma e la celtica</i>, Milano, Sperling &amp; Kupfer, pp. 59-62; A. Carioti, <i>Gli orfani</i>, cit., pp. 218-231, 239-247; M. Iacona, <i>Julius Evola e le vicende processuali legate ai Far 1950-1954</i>, in &ldquo;Nuova Storia contemporanea&rdquo;, XIII (2009), 3, pp. 129-152; N. Tonietto, <i>La genesi del neofascismo in Italia</i>, Le Monnier, Firenze 2019, pp. 215-220).<br />\r\nBench&eacute; usciti dal processo circonfusi dell&rsquo;aura di &ldquo;vincitori&rdquo; e dunque in grado di prendere saldamente in mano il Raggruppamento giovanile studenti e lavoratori (RGSSLL), l&rsquo;organizzazione missina rivolta alla giovent&ugrave;, i giovani &ldquo;spiritualisti&rdquo; con il breve volgere di pochi anni si trovarono di nuovo in rotta di collisione con la dirigenza del Partito, al punto che molti suoi appartenenti uscirono, chi prima chi dopo, dal Msi, battendo ciascuno strade diverse.<br />\r\nIn quel torno di tempo Melchionda, volendo rendersi autonomo dalla famiglia (nel 1954 si rec&ograve; per alcuni mesi in Svizzera in cerca di un&rsquo;occupazione stabile), si trasfer&igrave; a Milano dove, mettendo a frutto le proprie capacit&agrave; e competenze intellettuali, negli anni fino al 1957 circa collabor&ograve; a numerosi giornali di area (&ldquo;Asso di bastoni&rdquo;, &ldquo;Il Nazionale&rdquo;, &ldquo;Vespri d&rsquo;Italia&rdquo;, &ldquo;Avanguardia nazionale&rdquo;, &ldquo;La Notte&rdquo;, &ldquo;Il Popolo italiano&rdquo;, &ldquo;Cronaca italiana&rdquo;, &ldquo;Lotta politica&rdquo;). I temi da lui affrontati spaziarono dalla vita culturale milanese alle questioni inerenti al lavoro italiano all&rsquo;estero, alle vicende della Destra italiana fino a brevi trattazioni politico-ideologiche (serie 3., b. 4, fascc. 33-35). &nbsp;Da tale attivit&agrave; sperava di trarre sostentamento, oltre a contribuire a diffondere un pensiero e una direttrice di azione politica, per quanto, tornando con la mente a quei tempi, in seguito confess&ograve; di non avere avuto &ldquo;un particolare interesse per la cosa in s&eacute;&rdquo;, privo com&rsquo;era di una vera &ldquo;vocazione per il lato tattico, operativo, gestionale, amministrativo&rdquo; (serie 2., ss. 2., fasc. 30, lettera a Primo Siena [1999], doc. 8). A suo parere, la questione &ldquo;si giocava pi&ugrave; sul piano culturale che della politica politicante&rdquo; (<i>idem</i>), disposizione d&rsquo;animo cui cerc&ograve; di tenere fede sempre. Ancora interno al Msi, in quegli anni la sua azione era svolta in qualit&agrave; di ispettore regionale del Raggruppamento giovanile studenti e lavoratori lombardo</span></span></span></span></span><span style=\"font-size:10.0pt\"><span style=\"line-height:107%\"><span arial=\"\" style=\"font-family:\">&nbsp;(serie 1., ss. 1., b. 1, fascc. 1-2 e fondo <em>Giano Accame</em>, serie 3., b. 66, fasc. 521)</span></span></span><span style=\"font-size:11pt\"><span style=\"line-height:normal\"><span calibri=\"\" style=\"font-family:\"><span style=\"font-size:10.0pt\"><span arial=\"\" style=\"font-family:\">.<br />\r\nNel 1954 spos&ograve; Gaetana (&quot;Tina&quot;) D&#39;Amato, sorella di Nino, cofondatore della Federazione provinciale di Brescia del Msi.<br />\r\nDopo la creazione, da parte di Ernesto De Marzio, parlamentare del Msi, del Centro di vita italiana, ente che intendeva offrire la possibilit&agrave; di &ldquo;fare politica&rdquo; attraverso iniziative di approfondimento culturale anche, per usare le parole di Giano Accame, che ne fu segretario, con il fine di &ldquo;dare nuova linfa all&rsquo;impegno civile&rdquo; (<i>La memoria della Destra</i>, a cura di G. Malgieri, p. 216), Melchionda si adoper&ograve; per crearne la sezione milanese, riuscendo nell&rsquo;intento il 28 aprile 1955 (serie 1., ss. 1., b. 1, fasc. 3, lettera a De Marzio, 30 aprile 1955, minuta) con il coinvolgimento di molti giovani militanti del Msi, tra gli altri Carlo Amedeo Gamba, che nel 1953, per breve tempo, era stato alla guida della Federazione provinciale di Brescia del Partito, Nino D&rsquo;Amato, anche lui militante bresciano, i milanesi Augusta e Lorenzo Ribotta, il suo collega giornalista Enrico Fiorini.<br />\r\nLa delusione verso la strategia politica del Msi, ritenuta fiacca e priva di respiro, con il ripudio della &ldquo;funzione storica di cui si &egrave; investiti per sposare i temi della propaganda [&hellip;] in cui va persa ogni realistica visione d&rsquo;insieme&rdquo;, e il conseguente &ldquo;dolo nei confronti della patria, dell&rsquo;idea, dei camerati della base&rdquo; (G. Accame, <i>Editoriale</i>, in &ldquo;Tabula Rasa&rdquo;, I (1956), 1, pp. 1-5), fu il caposaldo su cui nel 1956 si fond&ograve; la rivista &ldquo;Tabula rasa&rdquo;, promossa dai giovani Giano Accame, Roberto Melchionda, Cesare Pozzo, Mario Pucci, con Carlo Costamagna quale nume tutelare. I giovani rimproveravano in sostanza ai dirigenti del Partito, ai parlamentari, il rinnegamento della &ldquo;fecondissima esperienza politica&rdquo; del Ventennio, dalla quale, a loro parere, era possibile drenare sollecitazioni per un&rsquo;azione densa di contenuti: &ldquo;Tutti i partiti hanno cercato di trarre qualche insegnamento dalla lezione di Mussolini&rdquo;, tanto che nel bagaglio di ciascuno di essi sopravvivevano &ldquo;volutamente o meno [&hellip;] talune illuminazioni&rdquo; di quel periodo storico, mentre &ldquo;pochissime delle pi&ugrave; autentiche e valide istanze interpretate dalla rivoluzione nazionale fra le due guerre mondiali trova oggi nuovo respiro di vita nell&rsquo;azione politica del Msi&rdquo; (<i>idem</i>). La funzione della rivista, spiegavano, era proprio quella di denunciare lo stallo delle idee e dell&rsquo;azione, &ldquo;una vera critica al sistema, una battaglia su questioni di fondo&rdquo; che il Partito non era in grado, con i suoi uomini rassegnati, forse - si faceva filtrare &ndash; modesti, di portare avanti. Parlando della magmatica eredit&agrave; del fascismo, &ldquo;questa enorme contraddizione&rdquo;, da una parte &ldquo;l&rsquo;anima nichilista [&hellip;] figlia di Nietzsche [&hellip;]&rdquo;, mentre &ldquo;l&rsquo;altra tendenza volge lo sguardo al passato come a una fonte inesauribile di insegnamento&rdquo;, &nbsp;nel periodico Melchionda poteva affermare: &ldquo;Siamo gente viva, che pretende un suo avvenire e del passato raccoglie quanto pi&ugrave; e meglio le aggrada&rdquo;, allontanandosi dal &ldquo;tono mediocrissimo nel quale il fascismo post-mussoliniano &egrave; scaduto&rdquo; (R. Melchionda, <i>Nichilismo dell&rsquo;era atomica</i>, <i>ibidem</i>, pp. 8-10).<br />\r\nQuesta era l&rsquo;inquietudine serpeggiante, espressa con chiarezza, che Melchionda, responsabile della redazione di Milano del periodico, condivideva con molti giovani e che li port&ograve; poco dopo ad allontanarsi dal Partito.<br />\r\nNelle prime settimane del 1957 Melchionda si rec&ograve; in Spagna con il collega Enrico Fiorini per una serie di articoli sulla Falange e sulla vita quotidiana sotto il governo franchista. Nella loro permanenza nel paese iberico ebbero contatti tra gli altri con Leo Negrelli, desideroso di divenire corrispondente da Madrid de &ldquo;Il Popolo italiano&rdquo;, di &ldquo;Cronaca italiana&rdquo;, del &ldquo;Candido&rdquo;, e con Arturo Degli Agostini, che li informava sulla situazione dei fascisti italiani rifugiati in Spagna.<br />\r\nNello stesso 1957 collabor&ograve; per qualche tempo con il Movimento Poujade attraverso la fornitura di ritagli della stampa italiana relativi al Movimento stesso.<br />\r\nQuella che, ancor pi&ugrave; dopo l&rsquo;avvento di Arturo Michelini alla Segreteria del Msi, gli appariva un&rsquo;involuzione e quasi un tradimento del pensiero politico-ideologico cui il Partito avrebbe dovuto ispirarsi, unita alle preoccupazioni del proprio futuro sul piano economico, lo indussero ad accettare, nel gennaio 1958, dietro indicazione dell&rsquo;amico Accame, l&rsquo;impiego di capo ufficio stampa e studi dell&rsquo;Associazione degli industriali della provincia di Firenze, che comprendeva la direzione dell&rsquo;organo dell&rsquo;Associazione, &ldquo;Industria toscana&rdquo;.<br />\r\nNonostante l&rsquo;occupazione a tempo pieno e di una qual certa responsabilit&agrave;, non interruppe mai lo studio della filosofia di Julius Evola, studio insolito proprio perch&eacute; volto all&rsquo;esplorazione del versante filosofico del pensatore tradizionalista, una rarit&agrave; tra i suoi cultori, che hanno approfondito altri aspetti, soprattutto esoterici, oppure quelli artistici, o ancora la sua concezione aristocratica, mentre poco considerata era proprio la sua filosofia. Ѐ stato scritto che Evola dedic&ograve; a essa un breve periodo della propria vita, ma &ndash; si &egrave; osservato &ndash; tutta la sua produzione intellettuale si svolge attraverso il &ldquo;filo rosso&rdquo; di una metafilosofia (M. Veneziani, <i>Premessa</i> a <i>La folgore di Apollo</i>, a cura di R. Gordini, Cantagalli, Siena 2015, p. 12), quella percorsa da Melchionda in tanti scritti, che lo portarono a misurarsi inoltre con la filosofia otto-novecentesca, da Hegel a Del Noce, da Gentile a Nolte, passando per J&uuml;nger e Nietzsche, oltre alla filosofia orientale.<br />\r\nL&rsquo;assunzione della responsabilit&agrave; aziendale a Firenze, dove dovette trasferirsi, diede modo a Melchionda di irrorare di contenuti culturali la rivista da lui diretta, e di cimentarsi in uno scritto anch&rsquo;esso pur sempre &ldquo;aziendale&rdquo; - pubblicato nella spadoliniana collana &ldquo;Quaderni di storia&rdquo; di Le Monnier - ma ricoperto di osservazioni aliene dall&rsquo;agiografia e sorretto da documentazione solida, come apprezz&ograve; il recensore Raffaele Colapietra (&ldquo;Libri e periodici&rdquo;, recensione a Roberto Melchionda, <i>Firenze industriale nei suoi incerti albori. Le origini dell&#39;asso&shy;ciazionismo imprenditoriale cento anni fa: esplorazioni e materiali</i>, Firenze, Le Monnier, 1988, pp. IX-452, in &ldquo;Rassegna storica del Risorgimento&rdquo;, LXXVI (1989), pp. 539-540).<br />\r\nQuasi in contemporanea con l&rsquo;inizio della nuova occupazione, nella prima met&agrave; del 1958, Melchionda ricevette una lettera da Julius Evola - conosciuto ai tempi del &ldquo;processo ai Far&rdquo; - che lo invitava a collaborare alla seconda serie di &ldquo;Ordine nuovo&rdquo;, il periodico del gruppo di Rauti appena uscito dal Msi, cui serviva &ldquo;collaborazione qualificata&rdquo; (serie 2., ss. 2., b. 3, fasc. 25, doc. 1). Nell&rsquo;accettare, Melchionda faceva presente la sua posizione lavorativa che gli impediva <i>de iure et de facto</i> la collaborazione a pubblicazioni con connotazione politica, chiedendo di potervi partecipare in modo non individuabile.<br />\r\nNel 1960 Melchionda partecip&ograve; alla costruzione e all&rsquo;attivit&agrave; dei Centri per l&rsquo;ordine civile. I Centri furono ideati da Gianni Baget Bozzo in seguito alla virata verso sinistra della Democrazia cristiana che sconfess&ograve; il governo Tambroni, dopo l&rsquo;autorizzazione concessa al Msi circa lo svolgimento del proprio Congresso nella citt&agrave; di Genova. Come noto, il fatto diede luogo a violente manifestazioni non solo nella citt&agrave; ligure, fomentate dal Partito comunista italiano, autore di una campagna dai toni aggressivi che stigmatizzava la scelta di Genova, citt&agrave; medaglia d&rsquo;oro della Resistenza. L&rsquo;assecondare da parte della Dc la fortissima pressione comunista, che strumentalizz&ograve; la vicenda, parve a molti settori cattolici un segnale preoccupante: &ldquo;E finiva l&rsquo;anticomunismo democristiano&rdquo;, annot&ograve; Baget Bozzo nella sua autobiografia del 1997 (<i>Consacrato alla politica</i>, in &ldquo;Panorama&rdquo;, 19 giugno 1997, ripubblicata in &ldquo;Il Foglio&rdquo;, 11 maggio 2009, <a href=\"https://www.ilfoglio.it/articoli/2009/05/11/news/consacrato-alla-politica-70127/\" style=\"color:#0563c1; text-decoration:underline\">https://www.ilfoglio.it/articoli/2009/05/11/news/consacrato-alla-politica-70127/</a>), ricordando quei momenti nei quali decise la fondazione di un movimento di opposizione alla svolta governativa. I Centri furono articolati in sezioni provinciali. A Firenze il gruppo di lavoro per il reperimento dei personaggi incaricati di condurre la campagna contro l&rsquo;apertura a sinistra fu composto da due iscritti al Msi, un terzo personaggio proveniente dal Partito monarchico, e un appartenente ad ambienti cattolici di Destra. Essi &ldquo;saranno consigliati nei primi movimenti da Roberto Melchionda&rdquo;, come &egrave; indicato in un appunto manoscritto contenuto nel fascicolo dell&rsquo;archivio intitolato ai Centri (serie 5., b. 4, fasc. 41). In qualit&agrave; di segretario dei Centri per l&rsquo;ordine civile, il 12 gennaio 1961 Baget Bozzo lo preg&ograve; formalmente di entrare nel Comitato promotore e di divenire il rappresentante del Comitato promotore per la Toscana. Il sostanziale fallimento dell&rsquo;esperienza dei Centri, che Giano Accame, anch&rsquo;egli coinvolto, aveva previsto gi&agrave; nello stesso 1961, causato dall&rsquo;abbandono da parte della Chiesa dell&rsquo;appoggio all&rsquo;operazione voluta da Baget Bozzo, che si concluse gi&agrave; nel 1962 con l&rsquo;VIII Congresso della Dc, riport&ograve; Melchionda interamente al suo lavoro, che peraltro non aveva mai abbandonato.<br />\r\nL&rsquo;occasione per tornare a occuparsi attivamente di politica, sia pure dietro le quinte, fu lo svolgersi della situazione italiana con l&rsquo;emergere sempre pi&ugrave; chiaro della strategia democristiana di centro-sinistra. Alcuni settori dello spettro politico-parlamentare, ma anche extraparlamentare, in particolare dei partiti laici minori, allarmati dalla prospettiva dell&rsquo;allargamento a sinistra della linea governativa e del loro sostanziale esautoramento, presero alcune iniziative. Tra queste ebbe una certa risonanza, per la statura del personaggio, la fondazione dell&rsquo;Unione democratica per la Nuova repubblica (UDNR) di Randolfo Pacciardi, sostenitore sotto il profilo costituzionale del presidenzialismo e grande avversario della partitocrazia, che vedeva ormai minacciare il sistema politico italiano. L&rsquo;UDNR attrasse alcune figure della Destra, in particolare di quel mondo della ex corrente &ldquo;giovanile&rdquo; del Msi, per il suo presidenzialismo programmatico (&ldquo;istituire il sistema democratico presidenziale e garantista&rdquo;: Punto politico II del programma dell&rsquo;UDNR, in serie 5., b. 4, fasc. 42, doc. 1), ma anche per &ldquo;1&deg; la gravit&agrave; della situazione economica che dovrebbe ulteriormente peggiorare; 2&deg; una diffusa sfiducia nei confronti dei partiti e del regime in genere (affiorante nell&rsquo;&ldquo;opinione pubblica&rdquo; anche moderata soltanto ora); [&hellip;] 5&deg; l&rsquo;asserito coraggio di quest&rsquo;uomo deciso a passare il Rubicone; [&hellip;] 7&deg; il carattere assolutamente non antifascista del movimento che si presenta come il frutto delle esperienze fatte durante l&rsquo;ultimo ventennio e che considera la polemica antifascista artificiosa e non pi&ugrave; di attualit&agrave;: ci&ograve; pu&ograve; consentire l&rsquo;adesione sia di ex antifascisti che di fascisti [&hellip;]&rdquo;: l&rsquo;esposizione di Melchionda a Lorenzo Ribotta delle ragioni dell&rsquo;adesione convinta di Giano Accame e Fabio De Felice all&rsquo;UDNR (serie 5., b. 4, fasc. 42, doc. 6) valeva probabilmente anche per s&eacute;, giacch&eacute; in qualche modo egli partecip&ograve; ad alcune iniziative dell&rsquo;Unione, convinto com&rsquo;era che sarebbe stato &ldquo;molto probabile l&rsquo;instaurarsi a pi&ugrave; o meno breve scadenza di un rigido regime cristiano-comunista, nel quale a noi sar&agrave; ancora pi&ugrave; difficile vivere politicamente e forse anche professionalmente&rdquo; (<i>idem</i>). Mentre l&rsquo;amico Accame, assunta la segreteria nazionale dell&rsquo;UDNR e la direzione dei suoi organi di stampa, prima &ldquo;Folla&rdquo;, poi&nbsp; &ldquo;Nuova Repubblica&rdquo;, era sempre pi&ugrave; conquistato dal movimento di Pacciardi (che tramonter&agrave; alla fine degli anni Sessanta), Melchionda concluse l&rsquo;esperienza rapidamente.<br />\r\n&ldquo;Le mando, per quello che Le pu&ograve; interessare, una rivista di stampo papiniano che esce a Firenze&rdquo;: cos&igrave;, nel luglio 1966, Melchionda presentava a Evola &ldquo;Totalit&agrave;&rdquo;, il quindicinale che aveva contribuito a fondare con Barna Occhini e Sigfrido Bartolini, per proporgli la collaborazione (serie 2., ss. 2., b. 3, fasc. 25, 5 luglio 1966, doc. 3). Ambiziosa (&ldquo;sollecitare lo spirito nazionale e altres&igrave; lo spirito sopranazionale&rdquo;, B. Occhini, 25 aprile 1966), scanzonata (&ldquo;un po&rsquo; alla fiorentina e alla papiniana&rdquo;, giudicava Evola), provocatoria (se &ldquo;per raccogliere, unire, fondere e potenziare tutte le volont&agrave; e le capacit&agrave; di una nazione, [&hellip;] ben venga il regime totalitario&rdquo;, B. Occhini, 10 dicembre 1967), la rivista visse due anni, e di essa Melchionda fu redattore &ldquo;serio, e fa ottime recensioni&rdquo;, &ldquo;ma lavora poco&rdquo;, aggiungeva Bartolini, che, per parte sua, contribu&igrave; con decine di xilografie (S. Bartolini, <i>Roberto Melchionda, la passione per la filosofia</i>, in &ldquo;Totalit&agrave;.it&rdquo;, novembre 2020).<br />\r\nLo studio della filosofia di Evola port&ograve; Melchionda alla compilazione di un volume di cui probabilmente mise a parte il pensatore nell&rsquo;aprile 1974, pochi mesi prima della sua morte, avvenuta a giugno. Il volume (&ldquo;dai dichiarati intenti espositivi e non critici&rdquo;: F. Tomatis, <i>Filosofia</i>, recensione a Roberto Melchionda, <i>Il volto di Dioniso. Filosofia e arte in Julius Evola</i>, Basaia editore, Roma 1984, in &ldquo;Diorama letterario&rdquo;, V (1984), n. 77, pp. 16-17) ebbe ad oggetto, pi&ugrave; precisamente, il motivo centrale della filosofia evoliana, cio&egrave; il superamento della filosofia stessa e del pensiero critico. Esaminata la filosofia di Evola secondo l&rsquo;ottica di un cammino di autorealizzazione, volle anche sottoporre a vaglio il concetto marxiano di prassi alla luce del concetto di attivit&agrave; proprio del pensiero evoliano. Dopo la scomparsa di Evola, Melchionda riprese in mano lo scritto per aggiornarlo dal punto di vista bibliografico e nello stesso tempo per andare incontro ad alcune richieste dell&rsquo;editore Volpe (serie 2., ss. 2., b. 2, fasc. 26). Ma l&rsquo;accordo non si concluse e Melchionda inizi&ograve; la ricerca di una casa editrice ove collocare quello che al momento era uno dei pochissimi contributi allo studio della filosofia evoliana. Il volume fu pubblicato solo nel 1984 con la casa editrice Basaia, attiva, con il suo catalogo di opere esoteriche, tra il 1981 e il 1989.<br />\r\nNel frattempo era nata la Fondazione Julius Evola, ad opera di alcuni suoi seguaci tra cui Paolo Andriani, che ne divenne il presidente. L&rsquo;adesione, scontata &ndash; si direbbe &ndash;, di Melchionda (e di Sigfrido Bartolini) fu fattiva in particolare quando la Fondazione progett&ograve; di dar vita a un periodico, sorta di organo sociale, &ldquo;Cinabro&rdquo;, pensato come quadrimestrale. La sua gestazione ebbe &ldquo;il sostegno e la collaborazione di un gruppo di docenti universitari (Filippani Ronconi, Cardini, Caucci von Saucken e altri) e di altri studiosi e scrittori&rdquo; (<i>ibidem</i>, lettera a &ldquo;Illustre professore&rdquo; (Emilio Servadio), 9 maggio 1978, minuta, doc. 72). &quot;Esso</span></span></span></span></span></p>\r\n\r\n<p style=\"margin-bottom:.0001pt; text-align:justify; margin:0cm 0cm 8pt\"><span style=\"font-size:11pt\"><span style=\"line-height:normal\"><span calibri=\"\" style=\"font-family:\"><span style=\"font-size:10.0pt\"><span arial=\"\" style=\"font-family:\">non potr&agrave; essere n&eacute; una rivista di sola polemica n&eacute; una pubblicazione bibliografica. La sua ambizione &egrave; quella di intrattenersi su Evola e sui temi affrontati da Evola con tratto, direi, scientifico, in modo, tra l&rsquo;altro, da farsi possibilmente prendere in considerazione anche da ambienti culturali estranei al nostro mondo&quot;,</span></span></span></span></span></p>\r\n\r\n<p style=\"margin-bottom:.0001pt; text-align:justify; margin:0cm 0cm 8pt\"><span style=\"font-size:11pt\"><span style=\"line-height:normal\"><span calibri=\"\" style=\"font-family:\"><span style=\"font-size:10.0pt\"><span arial=\"\" style=\"font-family:\">scriveva Melchionda a un potenziale collaboratore della rivista nel maggio 1978 (<i>ibidem</i>, lettera a &ldquo;Gentile professore&rdquo; (Giovanni Conti), 16 maggio 1978, minuta, doc. 76).<br />\r\nLa mancata attuazione del progetto non allontan&ograve; Melchionda dallo studio di Evola, che anzi approfond&igrave; attraverso saggi, articoli e prefazioni o postfazioni a ristampa di opere evoliane e di questo ebbe modo di discutere tra gli altri con il filosofo e politologo Gian Franco Lami, pur partendo da posizioni distanti, in un confronto serrato e non privo di influssi reciproci (serie 2., ss. 2., b. 3, fasc. 31).<br />\r\nBench&eacute; oramai lontano, e da tempo, dalla politica, nel 1990 Melchionda fu nominato componente del Consiglio nazionale del lavoro (Cnl), organo del Partito, per la sezione Industria, dal segretario del Msi-Dn Pino Rauti, suo vecchio amico. Si ha motivo di ritenere che a simile nomina siano seguite le obiezioni di Melchionda, giacch&eacute; una successiva comunicazione del presidente del Cnl Raffaele Valensise lo assegn&ograve; alla sezione Cultura (serie 2., ss. 1., b. 2, fasc. 22, docc. 23-24). Non risulta un seguito di simile nomina.<br />\r\nTra il 1989 e il 1991, nel periodo in cui l&rsquo;amico Accame fu direttore de &ldquo;Il Secolo d&rsquo;Italia&rdquo;, vi collabor&ograve; con argomenti di politica culturale. Qualche suo articolo comparve anche negli anni successivi.<br />\r\nContribu&igrave; al periodico &ldquo;Storia Verit&agrave;&rdquo; dai primi numeri (1991).</span></span></span><br />\r\n<span calibri=\"\" style=\"font-family:\"><span style=\"font-size:10.0pt\"><span arial=\"\" style=\"font-family:\">Del 2009 &egrave; <i>Scritti per vocazione</i>, per la cura di F. G. Freda, pubblicato con le padovane Edizioni di Ar. Nel 2015 &egrave; uscito <i>La folgore di Apollo. Scritti sull&rsquo;opera di Julius Evola</i>, a cura di Rodolfo Gordini, Cantagalli, Siena, dove sono riuniti i saggi di Melchionda sul pensatore tradizionalista.</span></span></span></span></span><br />\r\n<span style=\"font-size:10.0pt\"><span style=\"line-height:107%\"><span arial=\"\" style=\"font-family:\">Ѐ morto a Sovere (Bergamo) il 20 ottobre 2020.<br />\r\nAlessandra Cavaterra</span></span></span></p>\r\n"},{"label":"Struttura","value":"Serie 1. <em>Militanza nel Movimento sociale italiano</em><br />\r\n&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sottoserie 1. <em>Corrispondenza</em><br />\r\n&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sottoserie 2. <em>Attivit&agrave; nel Movimento sociale italiano</em><br />\r\nSerie 2. <em>Corrispondenza</em><br />\r\n&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sottoserie 1. <em>Fascicoli disposti in ordine cronologico</em><br />\r\n&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sottoserie 2. <em>Carteggi</em><br />\r\nSerie 3. <em>Scritti</em><br />\r\nSerie 4. <em>Scritti di terzi</em><br />\r\nSerie 5. <em>Rapporti con altri gruppi e associazioni</em><br />\r\nSerie 6. <em>Dossier</em><br />\r\nSerie 7. <em>Documentazione di natura personale</em>"},{"label":"Note","value":"Il progetto di digitalizzazione &egrave; stato finanziato dall&#39;Unione europea&nbsp; - Next Generation EU nell&#39;ambito del PNRR (bando del Ministero della cultura TOCC0002095).<br />\r\nSi ringrazia Rodolfo Gordini per la collaborazione nell&#39;individuazione di personaggi ed eventi."}],"sequences":[{"@id":"https://frlazio900.tocc.promemoriagroup.com/iiif/manifest/247153/sequence/normal","@type":"sc:Sequence","label":"Current Page Order","viewingHint":"individuals","canvases":[{"@id":"https://frlazio900.tocc.promemoriagroup.com/iiif/manifest/247153/canvas/815066","@type":"sc:Canvas","label":"1","width":602,"height":671,"images":[{"@id":"https://frlazio900.tocc.promemoriagroup.com/iiif/manifest/247153/annotation/815066","@type":"oa:Annotation","motivation":"sc:painting","on":"https://frlazio900.tocc.promemoriagroup.com/iiif/manifest/247153/canvas/815066","resource":{"@id":"https://www.lazio900.it/backend/media/collectiveaccess/images/8/1/5/0/67484_ca_object_representations_media_815066_original.jpg","@type":"dctypes:Image","format":"image/jpeg","width":602,"height":671,"service":{"@context":"http://iiif.io/api/image/2/context.json","profile":"http://iiif.io/api/image/2/level2.json","@id":"https://iiiflazio.tocc.promemoriagroup.com/iiif/2/collectiveaccess-images-8-1-5-0-67484_ca_object_representations_media_815066_original.jpg"}}}]}]}]}