Metadati
- Tipologia
- Fondo
- Data
- Data:
- 1991 - 1992
- Consistenza
- Tipologia:
- fascicolo/i
- Quantità:
- 16
- Tipologia:
- scatola/e
- Quantità:
- 2
- Storia istituzionale/Biografia
Il periodico «Critica sociale» fu fondato il 15 gennaio 1891 a Milano da Filippo Turati e Anna Kuliscioff. Un progetto editoriale sorto sulle ceneri di «Cuore e critica» (“Rivista di studi sociali, politici e letterari”), di ispirazione repubblicana, avviata nel 1887 da Arcangelo Ghisleri. Nel 1890 Turati divenne prima redattore, poi direttore del rotocalco ideato da Ghisleri, cui avevano già collaborato altre personalità di primo piano nel panorama socialista, come Leonida Bissolati e Andrea Costa.
La nascita di «Critica sociale» precedette di alcuni mesi il congresso fondativo del Partito dei lavoratori italiani (Genova, 14-15 agosto 1892), divenuto in seguito Partito socialista italiano. Nello stesso anno, coerentemente con i nuovi sviluppi politici, il periodico avrebbe assunto il sottotitolo “Rivista quindicinale del socialismo scientifico”.
La Critica ospitò regolarmente gli scritti di Claudio Treves, Gaetano Salvemini, Arturo Graf, Edmondo De Amicis, Camillo Prampolini, prima di essere soppressa insieme ad altri tredici periodici di ispirazione socialista nel maggio 1898. L’iniziativa rientrava tra i provvedimenti restrittivi che il generale Fiorenzo Bava Beccaris riservò ai cittadini milanesi in seguito allo scoppio dei moti popolari per il pane. Le pubblicazioni furono ripristinate regolarmente soltanto nell’estate del 1899.
In questa seconda fase la rivista sarebbe divenuta strumento divulgativo della corrente riformista del partito, incarnata da Treves, Carlo Rosselli e Giacomo Matteotti. A una dimensione politica prominente, «Critica sociale» affiancò una spiccata vocazione educativa e letteraria, pubblicando brani e poesie. Una grave crisi editoriale e finanziaria fu superata anche grazie a una profonda opera di rinnovamento ispirata dalla Kuliscioff e favorita dalla nomina di Treves a condirettore del rotocalco.
Nel 1920 Ugo Guido Mondolfo, insegnante e consigliere comunale a Milano per il PSI dal 1914 al 1920, divenne vicedirettore della rivista. Dopo diversi episodi di censura, nel 1925 «Critica sociale» fu soppressa in virtù dei divieti di pubblicazione destinati alla stampa di opposizione al regime. Un anno dopo l’interdizione fu estesa ai partiti antifascisti. Le pubblicazioni ripresero nel 1945 grazie all’impegno di Ignazio Silone, Antonio Greppi, Giuseppe Faravelli e dello stesso Mondolfo, che ne assunse la direzione.
In seguito alla scissione dei saragattiani dal PSI, avvenuta nel gennaio 1947, la rivista divenne espressione dell’ala sinistra del neonato Partito socialista dei lavoratori italiani (PSLI).
Nel 1958 Giuseppe Faravelli successe a Mondolfo, assumendo formalmente la direzione del periodico. Poco dopo avrebbe lasciato il PSDI di Saragat, pur nella convinzione di preservare l’indipendenza della rivista, da lui considerata «la palestra di tutte le tendenze socialiste».
Negli anni Settanta «Critica sociale» conobbe un periodo di declino cui contribuirono fattori politici – pesarono gli stravolgimenti verificatisi in campo socialista tra il 1966 e il 1969, con il fallimento dell’esperienza unitaria tra PSI-PSDI e l’ulteriore separazione dei due partiti – e finanziari. Fu fondamentale l’intervento di Bettino Craxi che, eletto segretario nazionale del PSI nel 1976, acquistò le azioni delle Edizioni della Critica sociale, consentendo il salvataggio della rivista.
La nuova direzione di Ugoberto Alfassio Grimaldi (1974-1981) – già vicedirettore con Faravelli e direttore del quotidiano socialdemocratico «L’Umanità» – rilanciò il periodico anche attraverso l’approfondimento di argomenti specificamente culturali e l’apertura agli intellettuali sovietici in dissenso con il governo di Mosca. «Critica sociale» divenne, così, spazio di discussione viva a sostegno delle battaglie per il riformismo e per l’autonomia del partito che caratterizzarono la segreteria di Craxi,
Le pubblicazioni della rivista furono interrotte tra il 1992 e il 1994, in concomitanza con le inchieste giudiziarie della Procura di Milano in cui era coinvolto il Partito socialista italiano. Nel 2005 il mensile fu sottotitolato “Colloqui italo-britannici”, a sottolineare il sostegno nei confronti delle politiche New Labour espresse dal governo di Tony Blair in Gran Bretagna e una visione del socialismo di tipo liberal-democratico, sradicato dalla componente marxista.
Nel 2011, in concomitanza con il 120° anniversario della sua fondazione, «Critica sociale» è stata insignita del riconoscimento di Alto patronato della Presidenza della Repubblica da parte di Giorgio Napolitano.
- Contenuto
Il fondo costituisce un nucleo documentario residuale e circoscritto rispetto alla storia ultracentenaria della rivista. Al suo interno sono conservate le bozze dei testi confluiti nel volume speciale Alle radici del riformismo. Un secolo di Critica sociale (1891-1991), edito nel 1992 in occasione del centenario della testata. Gli scritti riguardano la storia del periodico e, più in generale, del socialismo italiano, con biografie dei protagonisti che ne animarono le attività a livello locale e nazionale. Tra gli autori dei saggi figurano intellettuali vicini agli ambienti socialisti quali Aldo Chiarle, Salvatore Pirastu, Franco Livorsi, Pasquale Amato, Ivano Granata e Nazario Sauro Onofri, ma anche dirigenti di lungo corso come Giuseppe Manfrin, Gennaro Acquaviva ed Enrico Manca.
Le carte erano inizialmente conservate all’interno di buste plastificate. Gli scritti di storia locale risultavano organizzati per regione, mentre quelli di respiro nazionale erano raccolti in un blocco a sé stante. Tale assetto iniziale, coerente con la struttura del libro, è stato volutamente mantenuto. In diversi casi, le bozze dei testi erano accompagnate da una nota allegata da parte dell’autore, rivelatasi fondamentale ai fini di datare le singole unità archivistiche.
I titoli dei fascicoli sono riconducibili a sezioni del volume – vedi le unità denominate Introduzione e I protagonisti – o all’area geografica cui si riferiscono. Al loro interno figurano bozze dei saggi e prove di stampa, ma anche alcuni scritti non utilizzati nella pubblicazione finale. Ne sono un esempio i profili biografici di Antonio Labriola, Tommaso Fiore, Carlo e Nello Rosselli curati da Nunzio Dell’Erba tra l’ottobre e il novembre del 1991. Esclusi dall’indice definitivo del libro, gli scritti sono tuttavia confluiti nel fascicolo I protagonisti, per il quale furono presumibilmente redatti. Mancano, inoltre, le bozze riguardanti la storia del socialismo in Puglia, Molise e Piemonte, nonostante figurino regolarmente nell’edizione definitiva.
La consistenza finale è di 16 fascicoli.
- Strumenti di ricerca
- Inventario a cura di Sebastian Mattei per la società di servizi archivistici Memoria srl (2020).
- Criteri di ordinamento
Le unità archivistiche sono ordinate secondo la medesima sequenza che gli scritti hanno nel volume.
- Criteri di descrizione
- Nella descrizione sono indicati il titolo e gli estremi cronologici delle unità archivistiche.