Lazio'900
Villaggio Giuliano Dalmata - Roma
Collezione / Raccolta

Metadati

Tipologia
Raccolta documentaria
Consistenza
Tipologia:
fascicolo/i
Quantità:
6
Storia istituzionale/Biografia

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, Il Villaggio operaio E42, adibito ad alloggiare gli operai impegnati nell'allestimento dell'Esposizione Universale di Roma, viene abbandonato dopo una breve occupazione anglo americana, poi, nel 1947, dopo lunghi mesi passati a vivere negli umidi e sporchi sotterranei della stazione Termini, viene occupato senza un regolare permesso dai primi sfollati (non ancora con lo status di profugo) della Venezia Giulia e della Dalmazia provenienti dalle città di Zara e Fiume.

Nel nuovo piano di accoglienza degli anni immediatamente successivi al dopoguerra, dopo la tardiva costituzione del Comitato Nazionale Rifugiati Italiani, viene definitivamente stabilito l’adattamento dell’ex Villaggio Operaio dell’E42 come uno degli ambiti in cui far confluire i profughi provenienti dai Territori Orientali dell’Italia ceduti alla Jugoslavia il 10 febbraio 1947, ed ebbe inizio la ristrutturazione delle camerate dell'ex villaggio operaio in mini-appartamenti di 20-25 mq. 

Il 7 novembre 1948 avviene l'inaugurazione ufficiale e la consegna delle prime unità abitative agli esuli alla presenza dell'allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Giulio Andreotti, della moglie di Alcide De Gasperi, ed altri personaggi della politica.

Nel 1955 l’ex Villaggio assume il nome attuale Il Quartiere Giuliano Dalmata, e fu inaugurata “La Casa della Bambina giuliano-dalmata”, uno dei più importanti monumenti, un collegio per l’istruzione delle bambine Giuliano-Dalmata intitolato a Oscar e Marcella Sinigaglia. Oscar Sinigaglia, che fu il primo presidente dell’Opera per l’assistenza ai profughi giuliano-dalmati, aveva contribuito con fondi personali, e raccogliendo altri fondi, per la costruzione di questo collegio, ma morì prematuramente nel 1953 senza vederla ultimata; e negli anni ’60 fu edificato il Convitto Femminile Marcella e Oscar Sinigaglia, comprendente la scuola media inferiore e superiore (attuale Liceo Scientifico Statale Aristotele).

La chiesa di San Marco Evangelista in Agro Laurentino, costruita nel 1940 a favore dei lavoratori del Villaggio Operaio (abbattuta nel 1971 per costruire la nuova), assume un ruolo centrale nella vita del quartiere.

Nel corso degli anni il villaggio si andò arricchendo di nuove e importanti strutture: case di edilizia popolare, scuola elementare intitolata a Giuseppe Tosi, monumenti posti a testimonianza delle origini dei suoi primi abitanti.

Lungo la via Antonio Cippico, dove sita la sede dell’Archivio Museo Storico di Fiume al numero 10, sono i primi edifici costruiti dentro l’ex Villaggio e presero il posto dei padiglioni, via via abbattuti nei primi anni ’60.

Diverse associazioni culturali di esuli hanno ancora sede nel Villaggio, fra le altre: L’Archivio Museo Storico di Fiume, riconosciuto nel 1972 con decreto del Ministero della pubblica istruzione quale sito di “eccezionale interesse storico e artistico”, Il Comitato Romano per l’A.N.V.G.D., La Società dalmata di Storia Patria, l’Associazione triestini e goriziani, l’Associazione sportiva giuliana.

Dopo tanti anni il sacrificio dei giuliano-dalmati, vittime di una pulizia etnica senza precedenti in quelle regioni, è diventato, con colpevole ritardo, memoria condivisa di un popolo e di una nazione con l’istituzione del Giorno del Ricordo, la cui prima giornata fu organizzata nel 2003 dalla Federazione delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, nella piazza Giuliani e Dalmati, alla presenza delle principali autorità dello Stato, ed ebbe il riconoscimento ufficiale dal Parlamento italiano l’anno successivo.

Relazioni

Soggetto produttoreSocietà di studi fiumani
Soggetto conservatoreSocietà di studi fiumani
Fondo di appartenenzaMiscellanea giuliano-dalmata

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Serie | 1971 - 2013AttivitàFondazione Studi Fiumani
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