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- Tipologia
- Fondo
- Data
- Data:
- 1899-1961
- Consistenza
- Consistenza (testo libero):
- 450 documenti
- Storia istituzionale/Biografia
- Eva Kühn nasce il 21 gennaio 1880, da Oscar Kühn ed Emmy Wittman, a Vilno, in una città del tutto russificata, dove "nessuno vi parlava lituano, eccetto i contadini" [Amendola 1960, p. 44]. Dopo un soggiorno in Inghilterra sostiene l'esame per l'abilitazione di grado superiore all'insegnamento della lingua inglese. Ottiene un posto di insegnante di lingua tedesca in un liceo femminile e impartisce lezioni di lingua inglese in una scuola commerciale. Viene traumatizzata dalla morte per tubercolosi della sorella Mia e dopo due anni il medico di famiglia le sconsiglia di proseguire a lavorare [Amendola 1960, p. 45]. Parte, così, alla volta di Zurigo, dove si iscrive all'Università. L'iniziale passione per la medicina è stroncata dallo scontro con la realtà:
la mia precedente aspirazione a laurearmi in medicina era crollata, allorché, alla prima vista di un cadavere alla lezione di anatomia, mi ero sentita male [Amendola 1960, p. 45].
Eva Kühn s'indirizza, così, a materie letterarie. Per due semestri segue i corsi di filosofia, antropologia, letteratura comparata, letteratura inglese e storia dell'arte. Un saggio su Henry Thoreau le vale un premio in danaro che le permette di rivedere, ancora una volta, i suoi piani: si trasferisce a Roma con l'intento di perfezionarsi nella conoscenza dell'italiano per conseguire la laurea in letterature comparate.
Roma la colpisce profondamente ("ero felice di vivere a Roma, città che mi fece una impressione inesprimibile", Amendola 1960, p. 41). Affitta due stanze ammobiliate in Via Aurora, non distante da Via Veneto, e inizia a frequentare l'antico caffè Greco, "il ritrovo più caro" dei coniugi Amendola, come lo definirà in seguito [Amendola 1960, p. 42], nonché l'ambiente variegato della società teosofica, dove nel 1903 conosce il futuro marito, Giovanni:
Alla conferenza conoscemmo una nostra connazionale, la signorina Saša Profan. Da lei sentii parlare per la prima volta con entusiasmo del giovane studente Giovanni Amendola, e fu lei che ce lo presentò. Trovai quel giovane alto e slanciato, dai grandi, malinconici occhi neri, molto interessante ed attraente; ma in quel primo incontro scambiai con lui poche parole. Lo rividi la domenica successiva, in casa della signorina Profan, che ci aveva invitato per il tè: con estrema chiarezza egli ci spiegò l'essenza della teosofia [Amendola 1960, pp. 40-42].
In quegli anni Kühn e Amendola seguitano a partecipare alle riunioni della società teosofica. Nel 1904 Eva vi interviene con una relazione su Schopenhauer già tenuta durante un seminario filosofico all'Università di Zurigo ("L'ottimismo di Arturo Schopenhauer", Giovanni Amendola in quell'occasione tradusse per lei un passo dei Parerga e Paralipomena: «La Madonna di S. Sisto»). Sono anni in cui la giovane Kühn sbarca il lunario con lezioni private (tra gli altri a Maria Belardini, al senatore Oreste Tommasini e alla figlia Giulia) e traduzioni della stampa italiana per un corrispondente inglese. Le traversie passate da Giovanni ed Eva prima del matrimonio, il permesso non accordato dal padre alle nozze, il viaggio di Giovanni a Vilno, sono rammemorati in dettaglio nel libro dedicato al marito (Amendola 1960, pp. 40 e ss.). È in questi anni che Eva manifesta i segni del grave male che continuerà a colpirla anche in seguito:
Mi ammalai all'improvviso di una strana febbre cerebrale e rimasi senza coscienza per alcuni mesi in una casa di salute. La febbre mi scoppiò la sera stessa di una conferenza della celebre Anne Besant, presso la Società Teosofica. Avevo polemizzato con lei, che aveva sostenuto l'inutilità di combattere certe tentazioni, asserendo che bisognava liberarsi dal male realizzandolo in pratica: io mi ero alzata e avevo detto energicamente alla maestosa e sprezzante Besant che quella sua teoria era micidiale. La Besant vestiva tutta di bianco, aveva i capelli bianchi, e somigliava al Pontefice: mi rivolse uno sguardo minaccioso, che mi fece cadere in deliquio come fulminata [Amendola 1960, p. 48].
È l'inizio di un lungo calvario, rammentato dal figlio Giorgio nelle pagine autobiografiche [Amendola 1978, pp. 21-22]. Dopo numerose vicissitudini il matrimonio degli Amendola viene infine celebrato nella Chiesa Valdese di Roma il 25 gennaio 1907. Secondo Giorgio Spini la cerimonia religiosa non fu che una formalità "imposta dalla legge zarista per consentire un successivo matrimonio civile". Confermata nella religione evangelica a diciassette anni, Eva Kühn, secondo Spini, era protestante solo di nascita: "di fatto era una tolstoiana ardente e un'appassionata di Dostoevskij. Con Tolstoj la sua famiglia era in rapporti di amicizia personali ed essa era tanto tolstoiana da professare anche il vegetarianismo" [Spini 2002, pp. 309-310].
Nel 1907 nasce il primogenito, Giorgio (1907-1980), seguito a breve da Ada (1910-1980). Nel 1910 Eva Kühn raggiunge il marito a Firenze, in via Scialoja n. 29, in seguito ad una malattia (cfr. lettera di G. Amendola a Giovanni Boine del 15 dic. 1910, Amendola 1960, p. 243). In questi anni gli Amendola frequentano, tra gli altri, i Kolpinskie e i Signorelli (Angelo era il medico di famiglia). Di Dmitrij Kolpinskij la Kühn tradurrà il saggio su Brjusov pubblicato su «Rassegna Contemporanea»
Nel 1912, in seguito alla promozione di Giovanni a corrispondente de «Il resto del Carlino», gli Amendola tornano a Roma e si trasferiscono nella casa di Via Giovanni Paisiello n. 15. Il "tono della famiglia" era agitato, ricorda il figlio Giorgio, proprio per via del clima appassionato nel quale viveva la madre. È il clima che la porta ad accostarsi presto al futurismo, affascinata dall'ideologia artistica di Filippo Tommaso Marinetti, adottando lo pseudonimo di Magamal, un personaggio del romanzo di Marinetti Mafarka il futurista. Collabora a «L'Italia futurista», «Roma futurista», «Cronache di attualità» e frequenta Balla e Boccioni. Ricorda il figlio Giorgio:
Mia madre, intanto, era diventata futurista. I nuovi amici che entravano in casa erano vestiti in modo chiassoso. Così un nostro vicino, il pittore Balla, che abitava anch'egli in via Paisiello in un vecchio casone chiamato «Il convento» [...] Apparve in casa nostra Marinetti, occhi di fuoco, simpatico, che occupò subito un grande posto nella vita di mia madre. Mia madre mi trascinava anche alle manifestazioni interventiste rumorose e praticamente indisturbate [Amendola 1978, p. 17].
Il 20 set. 1918 usciva il primo numero di «Roma futurista», giornale "esclusivamente politico", come illustrato nell'editoriale, dalle colonne del giornale il 24 ago. 1919 si appellava agli italiani Magamal:
Lavoratori e guerrieri della Patria - unitevi!
Parassiti d'Italia - vergognatevi!
Non è l'ora questa per l'ozio, per gli sfarzi, per i lussi sfrenati.
Arditi dello spirito, che arda calma e forte la Fiamma vostra
Militanti spirituali - all'opera [...].
Negli stessi anni incontra Giovanni Boine, al quale si lega di un rapporto intellettuale particolare, testimoniato da stralci di corrispondenza conservatisi e dalla testimonianza del figlio:
Ora dal carteggio di Giovanni Boine con Emilio Cecchi è uscita fuori la storia di un incredibile viaggio romanzesco intrapreso da mia madre per incontrarsi a Genova con Boine. Per un ripensamento, o per un malessere crescente, mia madre non si fermò, tuttavia, a Genova e continuò per Torino, dove voleva confidarsi con l'amico Begey. Il suo stato di agitazione rese necessario il suo ricovero in una casa di cura, nell'autunno del 1914 [Amendola 1978, p. 18].
Nel 1916 nasce il figlio Antonio (1916-1953). Nonostante la malattia la Kühn partecipa alla vita letteraria e culturale, nel 1917-1918 interviene al circolo culturale femminile Lyceum prima su Dostoevskij quindi su Vincenzo Picardi [Amendola 1960, p. 351]. Sin dall'arrivo in Italia è molto attiva nell'ambito della diffusione della cultura russa (cfr. M. Pervuchin 1926). Lavora alacremente come traduttrice dall'inglese, dal russo e dal
tedesco.
Nel 1912 volge in prosa ritmica Zemnye stupeni [La scala terrestre] di Jurgis Baltrušaitis. Il poeta lituano era da tempo un habitué degli Amendola, caro amico di Giovanni, a cui era stato introdotto dal poeta simbolista Giuseppe Vannicola (sull'amicizia stretta dal marito con Baltrušaitis si veda Amendola 1960, pp. 76-77). Negli anni successivi la Kühn si dedica in particolare alla traduzione di Schopenhauer e Dostoevskij, a cui nel 1917 dedica il saggio Il pensiero religioso di F. Dostoevskij. Dal 1919 Rocco Carabba le affida la direzione della "Collana per i fanciulli" e Kühn sceglie una strada poco battuta, orientandosi, tra le altre, su fiabe russe, tartare, rumene (i volumi, impreziositi da dieci immagini e rilegati in tela, venivano messi in vendita al prezzo di sette lire, cfr. Samaritani).
Nell'estate del 1918 Eva, incinta del figlio Pietro (1918-2007), si reca a Capri. Ricorda Giorgio:
Trovò un alloggetto in via Tragara, verso i Faraglioni, in quella che era stata la pensione Mandrefi Pagano. Che mesi felici! Io debbo a mia madre una serie di magnifiche vacanze che hanno illuminato la mia infanzia, da Forte dei Marmi a Cattolica, da Olevano a Frascati, da Nettuno a Capri [Amendola 1978, p. 31].
Qui gli Amendola frequentano il variegato ambiente dell'emigrazione russa. Negli anni della guerra la Kühn si impegna anche nell'attività assistenziale.
Nel 1922 torna a Vilno, il viaggio le sarà, in qualche misura, fatale: i racconti dei familiari sulle "ferocie compiute dai rossi la colpirono duramente" [Amendola 1978, p. 56].
Al suo ritorno in Italia viene ricoverata nuovamente in una casa di cura. Nel 1923 viene dimessa, ma gli Amendola versano in una situazione "non adatta ad una convalescente":
La nostra casa era l'obiettivo di ripetute manifestazioni ostili e veniva difesa, più che dalla forza pubblica che la presidiava, dal fatto che si trovava ad un quinto piano, e che vi si accedeva unicamente per una lunga e stretta scala di servizio. Ma le urla, le agitazioni, gli allarmi provocarono un nuovo aggravamento dello stato di salute di mia madre e dovettero consigliare un immediato ritorno alla clinica [Amendola 1978, p. 599].
Ne uscirà dieci anni dopo, e solo allora saprà della morte del marito, incontrato un'ultima volta otto anni prima:
Lo vidi per l'ultima volta il giorno di Natale del 1925 – mi portò delle belle rose e dolci e lo trovai così bello, ma molto dimagrito. La sua morte mi fu celata [Amendola 1960, p. 447].
Uscita dalla clinica si reca a Vilno, dove è raggiunta un anno dopo dal figlio Pietro. Sono anni difficili anche da un punto di vista economico, solo il 21 giu. 1950 le viene concessa per legge una pensione straordinaria. Nel dopoguerra ottiene la cattedra di lingua inglese all'Università di Roma e si dedica alla saggistica e alle traduzioni
letterarie. In questi anni decide di riordinare le casse di lettere del marito e prende vita il progetto che porterà al volume Vita con Giovanni Amendola. Uscito nel 1960, viene vergato faticosamente ed è frutto, come il figlio Giorgio ricorderà nell'epilogo del volume, della "freschezza di spirito dei suoi ottanta anni" e "della sua coraggiosa volontà":
L'ho portato a termine in questi ultimi due anni: ho dovuto copiare io stessa a macchina il vasto epistolario (di più di cento persone) – e questo mi è riuscito difficile – Ho cercato di evocare i ricordi della nostra vita, vita eccezionalmente felice e sono orgogliosa dell'affetto di mio marito, che vibra nelle sue lettere. I miei figli e gli amici apprezzeranno il mio lavoro. Spero che vivrò tanto da vederlo stampato. Ho il rammarico che la salute mi impedisca di visitare la bella tomba di mio marito al cimitero di Napoli, penso sempre a questa tomba solitaria, quando posso trascorrere momenti pieni di pace e malinconia dinanzi alla tomba di mio figlio Antonio, morto il 20 ottobre 1953. «Vorrei morire prima dei miei figli – non avrei la forza di assistere alla morte di un mio figlio», mi aveva detto un giorno Vania, quando ebbe la notizia della morte di un giovinetto, figlio dell'amico prof. Garoglio. Almeno a lui questo dolore è stato risparmiato [Amendola 1960, p. 448].
Si spegne a Roma il 28 novembre 1961.
(Profilo biografico rielaborato dal sito www. russinitalia.it. )
Opere
Enrico D. Thoreau e la sua religione naturale, «Rassegna contemporanea», a. 7, serie 2, f. 9.
Magamal, Appello al popolo italiano, «Roma futurista», 24 agosto 1919.
Vita con Giovanni Amendola, Firenze, Parenti, 1960.
Traduzioni
Ju. Baltrušajtis, La scala terrestre, Firenze 1912.
D. Kolpinsky, Lettere sulla letteratura russa, «Rassegna Contemporanea», VI, II, Fasc. VIII (25 Apr. 1913), pp. 395-403.
A. Schopenhauer, La quadruplice radice del principio di ragion sufficiente, Lanciano, 1915 (ristampa Torino
1959).
F. M. Dostoevskij, I ragazzi, Milano 1915.
F. M. Dostoevskij, La tentazione, «Bilychnis», 1918, VI, p. 170.
F. M. Dostoevskij, Pensieri, scelti e tradotti da Eva K. Amendola, Lanciano, 1920; Lanciano 1928; Roma, 1956.
F. M. Dostoevskij, La piccola Netotschka ed altri racconti per fanciulli, Lanciano, 1920.
F. M. Dostoevskij, L'adolescente, traduzione integrale e diretta dal russo di Eva K. Amendola e Ferruccio Tosti,
Torino, 1943.
F. M. Dostoevskij, Il fanciullo presso Gesù per l'albero di Natale; Il contadino Marei; La mite; Il sogno di un
uomo ridicolo, Milano 1953.
F. M. Dostoevskij Umiliati e offesi; Memorie di una casa morta, a cura di Eridano Bazzarelli, Milano 1958.
A. Schopenhauer, Introduzione alla filosofia e scritti vari, introduzione e note di Francesco Cafaro, Torino
1960.
F. M. Dostoevskij, L'adolescente, prefazione di Angelo Maria Ripellino, Torino 1957, 1970, 1976.
A. Schopenhauer, Introduzione alla filosofia e scritti vari, introduzione e note di Francesco Cafaro, Torino, 1960.
A. Schopenhauer, Parerga e paralipomena, Torino 1963 (assieme a G. Colli, M. Montinari).
M. Gor'kij, Nell'Unione dei soviet, Roma 1963 (trad. di I. Ambrogio, E. Kühn Amendola, R. Platone).
F. M. Dostoevskij, Umiliati e offesi, a cura di Ettore Lo Gatto, trad. di E. K. Amendola, Milano 1965.
Pietro Di Donato, Cristo fra i muratori, Milano 1973.
F. M. Dostoevskij, Il villaggio di Stepancikovo; Netocka Nezvanova, Novara 1974.
Bibliografia
M. K. Pervuchin, Amendola, «Russkoe Vremja», 17 apr. 1926, n. 256, p. 3.
G. Amendola, Una scelta di vita, Milano 1978.
G. Agnese, Marinetti. Una vita esplosiva, Milano 1990.
G. Spini, Italia liberale e protestanti, Torino 2002.
R.J.B. Bosworth, Politics, Murder and Love in an Italian Family: The Amendolas in
the Age of Totalitarianisms, Cambridge University Press, 2023.
Sitografia
russinitalia.it
wikitree.com
geneanet.org
https://sabcampania.cultura.gov.it/wp-
content/Amendola/Archivio Amendola.htm#Eva
Il fondo è stato integralmente digitalizzato.
L'inventario è consultabile on line all'indirizzo
https://www.lazio900.it/oggetti/310131-eva-k-uuml-hn-amendola/
- Storia archivistica
- Si tratta evidentemente di un complesso miscellaneo contenente soprattutto carte di Eva Kühn, ma anche piccoli nuclei appartenuti ai suoi figli, in particolare il gruppo di documenti di Ada, oltre a un numero ridotto di lettere ricevute da altri figli o parenti.
- Modalità di acquisizione
- Le carte qui inventariate sono state donate da Pietro Amendola all’Associazione nazionale per gli interessi del Mezzogiorno d’Italia (ANIMI).
- Contenuto
- La parte più consistente del fondo è rappresentata dalla corrispondenza ricevuta da Eva Kühn, in particolare dalle 156 lettere ricevute a titolo amicale o professionale: vi si trovano testi in russo, dovuti al forte legame, sempre mantenuto, con la natìa Vilnius (Wilno in polacco, Wilna in tedesco, Vilna in russo), oggi capitale della Lituania e
all’epoca parte dell’Impero zarista, ma anche in inglese, francese e tedesco, oltre che ovviamente in italiano, a testimonianza di una rete di relazioni e di un’attività culturale e professionale intensa, in accordo con il profilo di traduttrice, critica letteraria e moglie di un leader della statura di Giovanni Amendola. Tra i corrispondenti italiani
si segnala la presenza di Gaetano Salvemini (1912), dei futuristi Filippo Tommaso Marinetti e Paolo Buzzi (1915-1922), di Leonida Bissolati (1919), nonché di Gabriele D’Annunzio (1935-1937), Giovanni Leone (1950), Renato Guttuso (1957), Luigi Einaudi e Palmiro Togliatti (1958), Nicola Abbagnano e Alda Croce (1959).
Tuttavia, il numero esiguo di lettere per ciascun corrispondente lascia ipotizzare una trasmissione frammentaria del carteggio, presumibilmente condizionata dai ripetuti spostamenti e dai periodi di degenza, anche molto lunghi, legati ai frequenti problemi di salute. La documentazione relativa a questi ultimi è raccolta in una sottoserie dedicata, nella quale spiccano le suppliche scritte da Eva nel 1930, affinché le sia finalmente consentito di uscire dalla clinica Villa Giuseppina di Roma, dove è ricoverata da anni. Completano il fondo appunti e scritti di Eva Kühn, dai quali emergono tracce dell’interesse, e a volte della vera e propria passione del soggetto produttore per la teosofia, la filosofia, la letteratura e il futurismo; documenti personali e amministrativi di Eva; corrispondenza con e dei familiari, tra cui spicca quella dei figli Giorgio, Ada, Antonio e Pietro; le carte relative al Comitato per la pubblicazione delle
opere di Giovanni Amendola, alla cui attività si deve presumibilmente la presenza nel fondo di trentotto articoli di Giovanni Amendola, trascritti a mano dall’autore su fogli di quaderno ordinatamente conservati. Completano il fondo le carte della figlia secondogenita, Ada Amendola, ordinate per corrispondente in una serie distinta.
- Strumenti di ricerca
- L’inventario è stato realizzato tra settembre e ottobre 2025 da Michele De Lucia e Leonardo Musci, nell'ambito di un incarico affidato dall'ANIMI alla società di servizi archivistici Memoria srl. Il lavoro, svolto utilizzando l'applicativo Archiui per Lazio900, è stato reso possibile da un finanziamento della Direzione generale Archivi del Ministero della cultura all'Associazione nazionale per gli interessi del Mezzogiorno d'Italia a valere sui progetti di ricerca scientifica per l’annualità 2025.
- Criteri di ordinamento
- È apparso da subito evidente che le vicende personali di Eva Kühn – spostamenti frequenti e lunghe degenze dovute alle condizioni di salute – oltre ai lunghi anni trascorsi dalla sua scomparsa, avvenuta alla fine del 1961, hanno fatto sì che si sia persa traccia di ogni eventuale ordinamento del passato, semmai c'è stato. Il nucleo documentario si presentava in uno stato di completo disordine, privo di appropriata fascicolazione e di qualsiasi strumento di corredo. Abbiamo quindi proceduto, parallelamente allo studio dei soggetti produttori, all’esame e al riconoscimento dei singoli documenti, spesso ricomposti a partire da carte sfuse, nonché all’attribuzione degli stessi ai diversi soggetti produttori e, ove possibile, all’identificazione dei rispettivi corrispondenti. Il tasso di identificazione è stato all'incirca del 70% ma contiamo che nel tempo utenti dell'inventario on line (dove sono visibili le immagini dei documenti) possano contribuire a migliorare il risultato.
All’esito di questa opera di riordino, la documentazione risulta organizzata in cinque serie:
1. Corrispondenza professionale e amicale.
2. Corrispondenza famigliare.
3. Corrispondenza, scritti e documenti relativi alle condizioni di salute.
4. Documenti diversi.
5. Carte di Ada Amendola.
La consistenza è di 450 documenti.
- Criteri di descrizione
- Per la schedatura è stato utilizzato il software di descrizione archivistica Archiui nella versione personalizzata per la piattaforma Lazio 900 https://www.lazio900.it/, al quale l’ANIMI aderisce e sul quale vengono pubblicati sia l’inventario, in forma di base dati ricercabile, che le immagini digitali dei documenti collegate alle relative schede descrittive. Lo stato del fondo e la sua composizione hanno richiesto un intervento descrittivo di dettaglio, al livello del singolo documento. Nei casi in cui le caratteristiche qualitative e quantitative di documenti o di gruppi di documenti hanno reso preferibile una schedatura a livello di fascicolo, è stato comunque dato conto delle coordinate essenziali dei singoli documenti ivi raccolti. Per ciascun documento sono stati rilevati gli elementi richiesti dagli standard descrittivi: tipologia, titolo (nella maggior parte dei casi attribuito), data (presente sul documento o ricavata attraverso ricerche ad hoc a partire dalla conoscenza del contesto storico, della biografia del soggetto produttore e dal confronto con gli altri documenti del fondo), consistenza.
- Bibliografia
Principali supporti bibliografici utilizzati:
Eva Kühn Amendola, Vita con Giovanni Amendola. Epistolario 1903-1926, II edizione, Firenze, Parenti editore, 1961;
Giorgio Amendola, Una scelta di vita, Milano, Rizzoli editore, 1976,
R.J.B. Bosworth, Politics, Murder and Love in an Italian Family: The Amendolas in the Age of Totalitarianisms, Cambridge University Press, 2023.
Le informazioni contenute nei volumi suddetti sono state integrate dalla consultazione dei siti:
russinitalia.it
wikitree.com
geneanet.org
https://sabcampania.cultura.gov.it/wp-content/Amendola/Archivio Amendola.htm#Eva
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